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Ville di Tivoli
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Pizzutello di Tivoli (uva corna)
di Mauro Gaudino*

Le Caratteristiche organolettiche e nutrizionali

L'uva pizzutello si presenta con un grappolo di taglia medio-grande che pesa circa 400-500 gr. ma che può arrivare anche oltre gli 800 gr. Ha un grappolo di forma piramidale o conico, spargolo ma non troppo, con acini slanciati e ricurvi a cornetto. La polpa é dolce con circa 16/17 gr. di zucchero per 100 gr. ed ha la caratteristica di essere molto più croccante rispetto alle varietà concorrenti. L'uva é di due qualità: la bianca con un colore che varia, a seconda del grado di maturazione, dal verde al giallo oro ed una buccia pruinosa finissima; e la nera che ha un colore viola intenso che può variare al rosso. Anch'essa ha una buccia pruinosa ma più spessa della bianca, fatto questo che permette una più lunga conservazione ed una più facile commercializzazione. La Vendemmia di quest’uva é tardiva e và dalla metà alla fine di settembre. L'uva pizzutello con la sua croccantezza, leggerezza e fragranza unita ad un ottimale dolcezza, risulta un frutto dal sapore intenso, gradevole e nutrizionalmente valido anche per i più piccini

Lu Pizzutellu de Tivuli

Un giorno un calabrone, stanco de volà per la campagna, sariposò su un grappolo de uva.
"Ammazzate quantu si brutta..." gli disse senza complimenti "...me sembri la ciavatta de na' vecchia, tutta ritorta, storta e curva.
Guarda laggiù quella compagna tua, tutta dorata e tonda, se pavoneggia come nà regina."
"Prova assaggiamme" disse l'uva pizzuta e storta "...e sentirai il miele uscir dalla mia polpa.

Composizione in dialetto tiburtino "soft" di Annamaria Colangeli ©

Vale la pena dedicare qualche riga a questo pregiato frutto, una volta coltivato abbondantemente ed al centro dell’interesse agricolo della zona insieme alla pera spadona di Castel Madama, l’oliva nera di San Gregorio, le ciliegie di Montelibretti ecc.... Un frutto che potrebbe essere rivalutato!.
Dell’uva Tiburtina si hanno tracce sin dal 1575, quando Elonora D’Este in visita alla villa di Tivoli  tre anni dopo la morte delle zio, il cardinale Ippolito II D’Este costruttore della omonima villa, scriveva a Ferrara che “Negli orti della villa di Tivoli vi è abbondanza di pizzutello, che i paesani chiamano “uva corna” a motivo della sua forma allungata da sembrare un cornetto piccolissimo. Ve ne è di due qualità, bianca e nera; ma le donzelle preferiscono la nera perché credono che fa l’occhi belli”. Questo conferma che già all’epoca il pizzutello era conosciuto e consumato regolarmente dalla popolazione locale. Tuttavia veniva utilizzata dal cardinale più come ornamento del giardino rinascimentale, piuttosto che usarla come uva da tavola. Questo perché il pizzutello all’epoca non era ritenuto un frutto di pregio, come invece lo diventò dopo la deviazione del fiume Aniene che creò condizioni climatiche migliori per l’uva.
Il pizzutello che fino a pochi anni fa cresceva rigogliosissima in tutta la valle sottostante per circa 60 ettari, si è oggi ridotta a meno di 10 ettari, per lo più coltivata da famiglie che tramandano da padre in figlio questa tradizione. Ora questa produzione é minacciata, come gran parte della produzione primaria dell’agricoltura italiana, dall’effetto della globalizzazione. Negli ultimi anni infatti si sono moltiplicati i produttori di questo delizioso frutto che in Italia viene coltivato anche a Latina ed in puglia. E all’estero viene coltivato in Francia, Spagna, Algeria, Argentina.
Gli italiani ormai conoscono il pizzutello solo attraverso la grande distribuzione che bada sempre più ai costi commerciali che alla qualità dei prodotti .
Ma questo pizzutello “commerciale” nulla ha a che vedere con l’uva corna Tiburtina la quale, grazie proprio alle caratteristiche del territorio, del clima, dell’abbondante umidità ed della giusta dose di sole si sviluppa e matura con caratteristiche eccezionali.
Nella zona si coltivano due varietà: la bianca e la nera. La bianca si presenta con dolci chicchi turgidi, carnosi, succosi e croccanti. La pellicina che ricopre l’acino è molto sottile e digeribile. A completa maturazione l’uva acquista dei piacevoli riflessi d’orati.
La nera ha simili caratteristiche ma con la pellicina più spessa. Tuttavia questa particolarità la rende più resistente alla disidratazione e quindi adatta ad una più lunga conservazione.
L’opera di Gregorio XVI quindi non fu solo la salvezza dei Tiburtini dalle inondazioni delle piene dell’Aniene e la realizzazione del fantastico parco di Villa Gregorana, ma fu anche una benedizione per i contadini dell’intera valle, grazie all’aumentata produzione e superiore qualità del pizzutello causata dall’aumentata umidità.
Tutto ciò, come già detto, era infatti dovuto proprio alla nuova caduta delle poderose acque dell’Aniene che schiantandosi sulla roccia da 160mt di altezza si nebulizzano nella valle stessa rendendo molto più umido l’ambiente, facendo diventare più abbondante, rigoglioso e gustoso questo frutto della “Valle dell’Inferno”.
Probabilmente é proprio grazie all’abbondanza di tale sopraggiunta produzione che, in occasione della visita del Papa Gregorio XVI alla città nel 2 ottobre del 1845, per verificare lo stato dei lavori dei cunicoli del monte Catillo, fu possibile ai tiburtini rendere omaggio al papa realizzando una serie di archi di trionfo decorati con l’uva pizzuta. Tali archi andavano da porta Santa Croce fino al ponte Gregoriano, ed avevano colonne ornate con tralci di foglie di vite.
Si narra che quando il papa giunse alla porta Santa Croce (porta antica della città che sorgeva accanto alle scuderie estensi ai piedi della Rocca Pia) e si trovò davanti al primo arco, dal quale spuntava tra numerosi grappoli d’uva il suo stemma, ne prese un grappolo e ne assaggiò alcuni chicchi. Riscontrando la bontà del prodotto ne offri diversi grappoli al suo seguito e incitò i tiburtini a mangiarne in quantità, nacque così la prima sagra.
Durante i primi decenni del 1900, l’uva pizzutello riscosse molto successo tra la popolazione e intorno agli anni ‘50 l’abbondante produzione era in gran parte assorbita dai mercati romani.
Solo negli ultimi decenni la produzione ha subito un netto declino, dovuto all’abbandono dei campi in quanto poco retributivi rispetto alla quantità del lavoro che queste coltivazioni sviluppano.
Il problema della scarsa capacità retributiva della coltivazione del pizzutello è, come per altri prodotti agricoli nostrani, dovuto soprattutto all’effetto della globalizzazione e della strategia commerciale della grande distribuzione.
Tale abbandono mette a serio rischio il futuro di questa prelibata uva tiburtina unica nel suo genere.




* Mauro Gaudino
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